© Valentina Sardu 2021
Tree of life
Ricamo a mano su lino. 50 x 70 cm.
Aprile – Ottobre 2021.

1 Novembre 2021
Quest’opera è il risultato di un appassionante viaggio nel tempo e nello spazio per trovare radici sconosciute e ritrovarne altre che sentivo perse. Un tentativo di sentirmi meno aliena e meno sola: ritrovare me stessa.
Sono nata in un piccolo paese della provincia di Torino, nella quieta campagna piemontese. Ho passato l’infanzia in compagnia ancora di due bisnonni, giocando nella segheria di nonno Francesco, fantasticando avventure tra montagne di tronchi e le belle aiuole di viole e ortensie di nonnabis Caterina, ascoltando in religioso silenzio le parole di nonnobis Vincenzo, che quella segheria l’aveva tirata su dal nulla appena terminata la guerra.
Ho sempre visto i miei nonni come delle forti colonne portanti. Anno dopo anno, ho sentito quelle colonne crollare sotto i miei piedi. Crollo dopo crollo è diventato sempre più difficile sopportare e superare la sensazione di vuoto.
C’era il vuoto lasciato da chi non c’era più, e poi c’erano la distanza da chi per ragioni geografiche viveva lontano da me, al di là del mare, e l’incomunicabilità – a volte anche rabbia – con chi sentivo, erroneamente, troppo diverso.
Quello che ho rappresentato non è solo un albero genealogico di famiglia, una raccolta di nomi, luoghi e date fine a se stessa. Questo albero è vivo. Questo albero è la mia eterna famiglia, ed è in me.
Un giorno una persona mi ha chiesto: a cosa ti serve costruire l’albero genealogico se non avrai mai figli che lo porteranno avanti?
Io sono convinta che chiunque lasci qualcosa in questo mondo, e che quel qualcosa prima o poi acquisterà un significato per qualcuno. Si può generare un figlio in carne e ossa, così come un’opera, un’azione, un’idea.
I simboli che compaiono accanto alle radici del mio albero sono riconducibili a persone vissute secoli fa, tra la seconda metà del Settecento e il Novecento, ma con un legame con ciò che sono io ora. Ho scoperto affinità con persone insospettabili e ho fatto pace con aspetti che avevo sempre rifiutato.
Le mie colonne portanti sono diventate il sole. Ci sono ancora, sono luce che rischiara ogni cosa. L’albero mi aiuterà a ricordarlo.
Fili usati: Retors d’Alsace DMC bordeaux grossezza 12; cotone da ricamo DMC n°25 in vari colori (azzurro, rosso, rosa salmone); cotone makò Aurifil nero in tre grossezze diverse (12, 28, 50); mouliné DMC in quattro gradazioni di rosso; filo da cucito grigio Sylko Bold; fili metallizzati di varia composizione e spessore (Gütermann, Aurifil Brillo, Dmc Diamant).
Tela: lino Edinburgh a trama regolare, 35 count (con circa 14 fili ogni centimetro), della Zweigart.
Punti: punto di Holbein, punto seme, punto filza, punto posato (couching).
Un ringraziamento speciale a tutti i parenti che mi hanno aiutata in questa ricerca, in particolare ai miei genitori, a nonna Grazietta, alle mie prozie Rita e Marcella, ad Albina Racca, Giovanni Borgogno, Liliana e Piero Coggiola, e tutti gli zii e cugini che mi hanno dato informazioni preziose. Il ricamo è solo una parte di tutta la ricerca… Per ragioni di spazio ho potuto inserire solo le mie ascendenze dirette: genitori e nonni dal primo al quinto grado (sesto grado per un ramo), escludendo le linee collaterali. Ho messo comunque su carta ciò che nel ricamo manca, e ci sarebbe ancora tanto da scoprire.
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